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Brevi
Cenni Storici e Culturali
La
città di Fermo, nel corso della sua lunga storia,
ebbe autorità su molti Castelli che si trovavano sul
suo territorio. Essi sorgevano su alture naturalmente
fortificate e protetti da possenti mura munite di
torri merlate per difesa e vedetta.
Il Castello di Pedaso sorgeva su
un'altura la cui base era raggiunta dalle onde del
mare che la battevano con particolare violenza, mentre
l'abitato si estendeva fino a fronteggiare il mare.
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L'altura,
di carattere franoso, non resistette al logorio delle
onde e crollò portandosi via parte dell'abitato superiore
e la Chiesa, putroppo mietendo numerose vittime (fine
1600). Si trattò di una frana improvvisa ed imponente
e i resti, che ancora oggi si scorgono affiorare dalle
acque, ne sono una chiara testimonianza.
Le frane, anche se di entità minore, continuarono,
fino al punto in cui, dopo più di un secolo gli abitanti
del "Castello" pensarono bene di cominciare
ad occupare la vasta distesa pianeggiante lasciata
dalle acque che si ritiravano, abbandonando così un
monte divenuto sempre più insicuro.
Si riedificò la Chiesa e la vita riprese il suo ritmo
normale; si continuò perfino a lavorare la terra sul
monte, dopo averla sistemata a terrazze, si riprese
a tessere e pascolare pecore e capre.. |
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Costumi
e Tradizioni
Il
rito del pane
Il pane viene fatto una volta alla settimana, in quantità
bastante per la propria famiglia.
Le "vergare" (massaie) di sera, dopo essersi
recate al forno per "cummanà lu pà", fanno
il primo impasto con la farina e con il lievito della
massa del pane preparato la volta precedente. Sciolgono
il lievito in acqua tiepida e vi aggiungono un pizzico
di sale; lavorano brevemente l'impasto, lo pongono
tra la farina setacciata, vi imprimono con le dita
il Segno della Croce, e coprono il tutto con la tavola
chiamata "spianatora".
Durante la notte avviene la prima "lievitatura".
Di buon mattino le massaie vengono destate dal fornaio,
che si reca sotto le loro case e le invita, ad alta
voce, a procedere al secondo impasto....
[...]
Poco prima dell'ora stabilita per "la 'nfurnata"
la massa è divisa in tanti pezzi uguali e ad essi
è data la forma di "picci" e di "pagnotte"
che vengono adagiati su una tavola di legno e coperti
da un panno di cotone e lana. |
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Il
rito del vino
Una settimana prima della vendemmia
tutti gli attrezzi di legno vengono ripetutamente
bangati per chiuderne le aperture. Le botti sono raschiate
e liberate dalla feccia, essicata e dall'odore greve,
facendovi ardere, per un'intera notte, un po' di zolfo.
Una parte dell'uva raccolta viene scaricata nella
pigiatrice di legno, dove i vinaroli cominciano a
pigiare i grappoli con i piedi. Negli alti tini, a
seguito della fermentazione, il liquido si purifica
mandando in superficie ogni impurità che è raccolta
con una "schiumarola" di rame.
Durante le operazioni di pigiatura, mentre dalle cantine
si sprigiona l'odore acre del mosto che invade tutte
le vie, si beve l' "acquaticciu", bevanda
ottenuta con i raspi e i cocchi dell'uva ricoperti
d'acqua e lasciati fermentare un'intera notte: è una
bevanda dolce e frizzante che può essere gustata da
tutti.
Il vino nuovo si assaggia per S. Martino, presso il
focolare, consumandoci insieme castagne arrostite
o lessate.
Il
rito della tessitura
...moltissime sono le tessitrici, si può
dire che ogni casa abbia un telaio. La tessitura è
un lavoro quotidiano, che assorbe tutte le ore libere
dagli altri impegni domestici; di sera, il lavoro
si svolge a lume di candela o di lucerna ad olio,
sul tessuto si dispongono artisticamente colori e
figure. |
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Alimenti
Caratteristci ed Antiche Usanze |
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Lu
Pa'
massa in forma di "picci e pagnotte" cotta
nel forno a legna, ogni famiglia ne confezionava quanto
necessario per una settimana
Li
Frascarelli
massa durissima, ottenuta con acqua e farina, che
si sminuzzava con la grattugia di ferro a larghi fori,
si faceva bollire su "lu callarittu", quindi
si versava su una tavola di legno e si condiva con
sugo di pomodoro e pecorino
La
Pulenta
farina di granoturco cotta con acqua e sale su "lu
callarittu" di rame. Anch'essa era stesa su una
tavola di legnoe condita con carne di maiale salata
Li
Tajulì
pasta fatta in casa con farina e uova, tirata a pannella
sottilissima con "lu stennatò". Si tagliava
poi a listarelle più o meno grandi
Lu
Fristingu
dolce natalizio confezionato con massa di pane fichi,
noci e mandorle ben tritati. Il tutto impastato con
olio, vino, vino cotto. L'impasto si metteva in teggie
di rame, tenute al caldo, perchè lievitasse, prima
di essere infornato.
La
Cunserva
i pomodori maturi si tagliavano a metà
e si mettevano ad asciugare al sole per qualche giorno.
Poi si passavano al setaccio; se ne otteneva un estratto
che si essicava al sole. Ridotto in massa dura, si
salava, oleava, e si riponeva in vasi di coccio.
La
Salata
Ogni famiglia allevava nelle "prese"
un maiale che nei mesi invernali veniva ammazzato,
e si faceva la salata. Il lardo e lo strutto erano
gli unici grassi da condimento. Prosciutti, spallette,
lonze e salami si appendevano o sotto la cappa del
camino per ottenere l'asciugatura e l'affumicatura,
o sul soffitto della cucina. Per lungo tempo si conservavano
sotto sale "li zampitti", "lu cudì",
le "guanciole", le "coteche"
Lu
Pesce Salatu e Sott'oiu
il pesce azzurro, che si pescava in
abbondanza, si conservava sotto sale in barilotti
di legno. I filetti di sgombro, privati della pelle
e delle spine, erano conservati in vasi di coccio
con sale e olio.
L'Orgiu
bevanda mattutina, ottenuta facendo
bollire orzo tostato e macinato. Sostituiva il caffè
La
Fava
alimento molto diffuso, si consumava
lessata o abbrustolita sotto la cenere bollente
Le
Chichinelle
pizzette sottilissime di massa lievitata
fritte in olio abbondante |
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