Il primo riferimento a Pedaso compare in alcuni documenti del 1290, le Rationes Decimarum, registri delle decime che venivano riscosse dallo Stato della Chiesa: tali registri forniscono numerose informazioni sia sulle parrocchie, sia sui singoli paesi, contenendo indirettamente dati storici sull’esistenza degli stessi. Nelle Rationes, imposte da Niccolò V per affrontare le imprese di Sicilia, viene menzionata la chiesa di S. Croce ai piedi dell’Aso, in latino de pede Asi.

L’assenza di riferimenti precedenti ad un territorio pur fecondo e strategicamente appetibile è facilmente spiegabile prendendo in considerazione tanto la particolare conformazione del territorio in oggetto (irregolare, franoso, instabile) quanto lo stato precario dell’Adriatico, flagellato in epoca tardoantica prima e medievale poi dalle incursioni dei pirati. Ciò nonostante diversi ritrovamenti effettuati in epoca recente (perlopiù tessere di mosaici e frammenti di anfore) attesterebbero la presenza di insediamenti già in epoca romana. Volendo tener conto di un’antica leggenda locale si potrebbe addirittura risalire al periodo pre-romano: Silio Italico, poeta latino della prima età imperiale, nel suo poema Punica narra che un re pelasgico di nome Asys avrebbe dato il suo nome al fiume che scaturiva dal monte Vettore, la cima più alta dei monti Sibillini; secoli dopo i Romani l’avrebbero chiamato Asus.

Tornando ai dati storici, il toponimo Pedaso affiora di nuovo da alcuni documenti risalenti agli inizi del Trecento: è una carta nautica di questo periodo, detta anche Atlante o Luxoro, a garantirci l’esistenza di un porto o approdo nella spiaggia di Pedaso e, di conseguenza, lo sviluppo di una certa attività commerciale fra il mare e la terraferma.

Nel Basso Medioevo Pedaso si sviluppò con il proprio castello su di un’altura, in prossimità di un dirupo chiamato La Cupa, di proprietà del vescovo di Fermo. Nonostante le scarse informazioni a nostra disposizione è possibile ricostruire, a partire dal 1290 fino alla metà del secolo scorso, numerosi spostamenti della sede parrocchiale e del centro abitato, i quali rivelano, a fronte della precaria situazione del territorio, un forte attaccamento della popolazione alle proprie radici. Il più rilevante di questi spostamenti è quello avvenuto a seguito della rovinosa frana del 1792, la quale ha trascinato con sé in mare parte dell’abitato superiore e l’intera chiesa, mietendo numerose vittime. Crollata la rocca, di cui non è rimasta traccia se non per alcuni ambienti ipogei di incerta datazione, il simbolo di Pedaso è diventato il faro bianco costruito nel 1877, bombardato durante la seconda guerra mondiale e ricostruito nell’immediato dopoguerra. In seguito alla frana l’assetto urbano, progettato dall’arch. Augustoni nel XVIII secolo, si è via via sviluppato lungo l’antica via Lauretana- Aprutina; la costruzione della chiesa di S. Maria e S. Pietro Apostolo (patroni del luogo), iniziata nel 1897 su progetto dell’ing. Fagioli, si è invece conclusa nel 1929.

Negli anni Pedaso si è trasformata in una località turistica molto frequentata, ricercata per la costa ricca di scogliere e la spiaggia ghiaiosa.

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